XYLELLA. SCIENZA NON È OPINIONE. Ulivivo risponde all’ex sottosegretario L’Abbate

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Interviene il Comitato Ulivivo in risposta alla nota del Sig. Giuseppe L’Abbate, ex sottosegretario per le politiche agricole del governo Conte (Gazzetta del mezzogiorno del 11/11/2025), che criticava il report del WWF sul disseccamento degli ulivi pugliesi invocando “La Scienza”, ma ignorandone le risultanze, invece ben riportate dal WWF. La Gazzetta del Mezzogiorno non ha pubblicato la risposta del Comitato Ulivivo.

Si chiede cortesemente di pubblicare, per completezza di informazione.

“XYLELLA. SCIENZA NON È OPINIONE. LA DISINFORMAZIONE RISCHIA DI FARE PIÙ DANNI DEL BATTERIO”.

APPUNTO!

Beh, sul titolo dobbiamo proprio dare ragione al signor Giuseppe L’Abbate: la scienza non è opinione, e la disinformazione non fa solo danni, aggiungiamo noi, ma catastrofi, quasi sempre per interessi di qualcuno a danno della collettività.

E proprio per questo che vorremmo analizzare le sue parole, proprio su base scientifica/documentale, per verificare se corrispondono al vero o sono solo l’opinione di un ex deputato priva di sostegno alcuno.

Il signor L’Abbate, laureato in Informatica e tecnologie per la produzione di software, afferma che quanto riportato nel report del WWF sulla distruzione degli ulivi pugliesi, causata da un “corporativismo” fra politica, associazioni agricole e mondo accademico, è una tesi suggestiva ma scientificamente infondata e pericolosamente fuorviante. Quello che il signor L’Abbate omette di dire è che le affermazioni del WWF hanno solide basi investigative da parte della Polizia Giudiziaria, che ha prodotto un corposo lavoro con ben 7000 pagine di rapporti su indagini per conto della Procura di Bari. Orbene proprio la PG scrive che “l’operazione Xylella” avviata nell’anno 2005, a causa della contingente necessità di non diffondere la notizia della esistenza del batterio in Puglia, per motivi di opportunità politica e fitosanitaria, locali ed europei; veri motivi sottesi al “tombamento” iniziale di una scoperta attribuibile a ricercatori, concentrati nel CNR di Bari, Istituto per la protezione sostenibile delle Piante. Possiamo quindi, sostenere che tale impostazione, dettata dai decisori dell’epoca, ereditata e mantenuta dai rispettivi successori, ha ben presto assunto la connotazione di un enorme raggiro ai danni delle popolazioni pugliesi, in particolare della comunità degli agricoltori” (annotazione del 31/7/2021 prot. nr. 459/72)e cita proprio, quali responsabili, i tre soggetti indicati dal WWF. Quindi su questo punto è evidente che l’elemento documentale è a favore del WWF, mancando qualsiasi pubblicazione che confuti questa tesi. Né può far testo la richiesta della Procura di archiviazione dell’indagine, in quanto essa non è motivata dall’assenza di riscontri sul “raggiro”, ma sulla difficoltà di una solida identificazione di soggetti imputabili, allo stato attuale delle indagini.

Ma proseguiamo: il signor L’Abbate afferma che “Xylella fastidiosa è un batterio da quarantena che colpisce il sistema xylematico delle piante e ne provoca la morte per disseccamento”. Le prime due affermazioni sono ben documentabili, la terza, invece è del tutto infondata; almeno per il ceppo pugliese. Infatti, la morte per disseccamento degli ulivi a causa del batterio non solo non è mai stata scientificamente provata su piante adulte inizialmente sane, ma al contrario c’è un’ampia letteratura scientifica, oltre a una palese evidenza empirica, che piante di olivo con sintomi anche gravi di disseccamento, positive a Xylella ai test, sono tornate a vegetare e a produrre olio di qualità. Di ciò il rapporto WWF riporta ampi e rigorosi riferimenti.

Ancora, lei afferma che il batterio è comparso in Puglia nel 2013; ma la PG ha scoperto la prova inoppugnabile che, invece, era stato già identificato nel 2005 e tenuto nascosto fino al 2013 per organizzarne lo sfruttamento ai fini del famoso “raggiro” come si legge nella stessa annotazione del 31/7/2021 “In termini più espliciti si conferma che la batteriosi è stata tenuta “nascosta” dal 2005, al 2013, in quanto i responsabili scientifici, amministrativi e politici hanno dovuto organizzarsi attraverso strutture, apparati tecnici e normativi al fine di conseguire enormi guadagni attraverso finanziamenti, brevetti, speculazioni connesse alla trasformazione del territorio, relativamente alla quale non abbiamo cognizione ancora del grado di infiltrazione della criminalità organizzata, della quale risultano tuttavia elementi indicatori da approfondire”.

La definizione del WWF sulle misure adottate in Puglia, provvedimenti sproporzionati e privi di basi scientifiche, secondo lei ignora “decenni di studi, modelli epidemiologici e valutazioni del rischio” che invece avrebbero sostenuto le scelte; e dove sono i riscontri scientifici, cioè pubblicazioni su riviste scientifiche che vengono valutate con il sistema a doppio cieco? Quando si evoca la scienza, si citano le fonti, ma lei non può farlo, perché queste non esistono. Ciò che esiste va a completo sostegno di quanto sostiene il WWF. In realtà, come ha rilevato la PG (annotazione del 3/10/2020 prot. nr. 459-68), “La gestione dei dati epidemiologici e geografici della diffusione del patogeno è manipolata, come dimostrano i casi sopra menzionati [Oria, Monopoli, Lecce, Cisternino e Corato, n.d.r.], per diffondere allarmismo ed al fine di dividere il territorio pugliese in aree di stravolgimento del panorama agricolo e convogliamento di erogazioni pubbliche verso soggetti interessati; sempre gli stessi a partire dagli albori della vicenda”. Nonostante questo venivano diffusi e ancora oggi continuano ad essere diffusi dati falsi sul numero di alberi colpiti e morti a puro scopo di terrorismo mediatico. Per inciso anche lei sostiene a gran voce che ci siano 22 milioni di alberi distrutti, senza alcun riferimento scientifico. Al riguardo, le facciamo sommessamente notare che gli ulivi stimati per la provincia di Lecce sono “appena” 11 milioni e la maggior parte di quelli che non sono stati abbattuti, oggi, sono ancora vivi e rivegetanti!

A questo punto le citiamo noi uno fra i numerosi lavori scientificamente validi (secondo i criteri citati) sulla natura del disseccamento degli ulivi che è stato condotto, insieme a illustri ricercatori, nientemeno che dal ex Direttore Generale dell’ARIF, su dati ufficiali proprio dell’ARIF, che dimostra la ripresa vegetativa degli ulivi disseccati in zona infetta. Si tratta dell’articolo intitolato “Survey on Resilient Olive Groves Previously Severely Damaged by Xylella fastidiosa subsp. pauca in Salento (Apulia, Italy)” (https://www.mdpi.com/2073-4395/14/9/2003). Forse è il caso che il signor L’Abbate gli dia una lettura. Altre pubblicazioni confermano che non è Xylella la causa prevalente del disseccamento, ma pericolosi funghi fitopatogeni, certamente in associazione a cattive pratiche agricole di lungo tempo. Anche questi lavori scientifici diffondono notizie pericolose e fuorvianti?

Che dire poi della sua affermazione “non esistono cure per la Xylella”? Un mantra, ormai logoro, senza basi scientifiche e ancoraggio alla realtà. Premesso che Xylella è un batterio e non una malattia, facciamo presente che scientificamente si cura la malattia, non il suo agente eziologico; quindi il signor L’Abbate evidentemente fa confusione fra il “disseccamento rapido” che è la malattia e la presenza di Xylella, con cui, evidentemente, la pianta può convivere per resilienza accompagnata o naturale. Il signor L’Abbate stesso afferma l’esistenza di una parziale e temporanea ripresa vegetativa. Da dove, poi, deriverebbe la “temporaneità” del miglioramento dello stato fisiologico delle piante curate, non è dato di sapere, visto che non esiste alcun elemento scientifico che lo dimostri, a fronte, invece, di una opposta evidenza scientifica ed empirica talmente palese da essere sciocco anche richiamare. Senza contare che solo una bassissima percentuale di piante malate presentano Xylella; ergo il disseccamento si cura, il batterio ovviamente no e non è la causa del disseccamento dell’olivo.

Chicca finale dell’intervento del signor L’Abbate è la promozione di cultivar “tolleranti” che sarebbero tali perché riconosciute e approvate dai piani fitosanitari regionali; peccato che la ricerca scientifica, ampiamente riferita nel report del WWF, ha acclarato l’esatto contrario, ovvero che non vi è alcuna caratteristica genomica che fornisca a queste cultivar una resistenza o tolleranza al batterio.

Il rapporto del WWF, se pur ancora non aggiornato alle ultime risultanze scientifiche e giudiziarie, presenta una impressionante bibliografia a sostegno di ognuna delle valutazioni e considerazioni che offre. Le fonti e i documenti a sostegno delle affermazioni del signor L’Abbate, quali sono?

Allora chi è che fa disinformazione dannosa?

Il danno grave è invece continuare con le attuali strategie regionali, frutto di una perniciosa associazione fra ignoranza, terrore, menzogne, ideologismo, propaganda e interessi economici, politici e scientifici deviati o spesso illeciti. Il crimine imperdonabile è continuare a devastare il patrimonio agricolo e paesaggistico Pugliese attraverso un colpevole ecocidio, a vantaggio oggi di una piccola speculazione, ma presto solo dei grandi accaparratori di terre.

Comitato Ulivivo

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